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Ulyssia fa rotta verso oriente: la residenza galleggiante più grande del mondo si costruirà in Cina

La residenza galleggiante più grande del mondo ha finalmente un contratto e un cantiere. La sorpresa è l’indirizzo. Ulyssia Residences ha firmato l’ordine per il suo primo scafo – 323 metri, oltre due miliardi di euro – e a costruirlo non sarà la tedesca Meyer Werft, come annunciato a lungo, ma la cinese China Merchants Shipbuilding. I lavori partiranno il prossimo ottobre, con consegna ormai slittata al 2031.

È una nave che sfugge alle categorie. Centomila tonnellate di stazza lorda, 122 residenze e 22 suite per gli ospiti, dimensioni da medio transatlantico ma con la cura e la finitura di un superyacht. A bordo, un vasto centro medico, di benessere e wellness affidato alla svizzera Chenot, ristoranti e lounge, un business center, piscine interne ed esterne, un mercato gourmet, una scuola, e una marina attrezzata con barche a vela, kayak, moto d’acqua, un centro diving, sommergibili Triton ed elicotteri. “La comunità residenziale più esclusiva del mondo”, recita la formula con cui il progetto si presenta: l’idea dell’imprenditore svizzero Frank Binder, disegnata da Espen Øino, il più autorevole specialista di grandi yacht, e guidata dall’amministratore delegato Alain Gruber, veterano del lusso crocieristico e alberghiero, sette anni come COO di The World di ResidenSea.

Perché la Cina

Qui sta il nodo, ed è un nodo che merita di essere sciolto con franchezza. Il piano originario prevedeva la costruzione in Germania. La scelta di spostarsi a oriente, racconta Gruber a Seatrade Cruise News, nasce dalla maggiore flessibilità di programmazione offerta da China Merchants, ma anche dai passi avanti compiuti dal cantiere: acciai di alta qualità, robotica di ultima generazione e — dettaglio decisivo per una nave di questo tipo — la capacità di completare l’allestimento finale al chiuso.

È proprio su quest’ultimo punto che la logica industriale prende il sopravvento sulla geografia. In Europa l’outfitting indoor agli standard del superyacht esiste solo in realtà come Lürssen e Feadship, la cui capacità però si ferma intorno ai 180 metri. Ulyssia ne misura 323. Nessun cantiere europeo, semplicemente, può costruire a questa scala con questa finitura. China Merchants dispone di un bacino capace di accogliere la nave per i 54-60 mesi necessari, e di non impegnarlo prima dell’eventuale seconda unità che Ulyssia Residences ha in opzione.

La contraddizione, naturalmente, resta sospesa nell’aria: un progetto venduto sulla retorica dell’eredità e della tradizione europee finisce per nascere su uno scalo cinese. Gruber non la elude, la disinnesca. La soluzione è un compromesso che, sulla carta, tiene insieme le due anime: ciò che China Merchants ammette di non saper ancora fare — l’allestimento agli standard del superyacht — verrà affidato a un gruppo di eccellenze europee dell’outfitting, che progetteranno e assembleranno i componenti per poi spedirli in Cina. Alcune di queste aziende, ha precisato Gruber, hanno accettato solo grazie alle condizioni di controllo climatico garantite dal cantiere. A fare da ponte tecnico c’è anche Deltamarin, lo studio finlandese di proprietà di China Merchants, con specialisti nelle tre discipline – yacht, crociera e shipping commerciale – che il progetto intende far dialogare.

“Saremo costruiti con le più avanzate tecnologie cinesi di ingegneria e cantieristica, combinate con l’eredità e la tradizione di qualità europee. Non prendiamo scorciatoie”, sintetizza Gruber. E sul risparmio, che pure esiste, taglia corto: “Non è il nostro driver principale. Vogliamo consegnare la più raffinata nave residenziale mai costruita“.

La nuova timeline

La migrazione a oriente ha comprato capacità e flessibilità, ma è costata tempo. La consegna, fissata a marzo 2029 nelle prime presentazioni, è ora attesa tra il secondo e il terzo trimestre del 2031. Anche il disegno della nave si è assestato: la lunghezza è salita da 320 a 323 metri, mentre il numero di residenze è sceso da 133 a 122. Sono aggiustamenti che, raccontati per quel che sono, dicono più di molte dichiarazioni: un progetto di questa ambizione si sta misurando con la realtà industriale, e la realtà, oggi, parla anche cinese. L’implicazione più ampia va oltre Ulyssia: la mappa di chi può costruire a questa scala, con questa finitura, si sta ridisegnando.

La community al centro della proposta

Sul fronte commerciale, il posizionamento è limpido. Il prezzo d’ingresso per le unità ancora disponibili parte da 10 milioni di euro, con una media intorno ai 24 milioni; il patrimonio netto minimo richiesto è di 30 milioni di dollari, e circa il 20% degli acquirenti è composto da miliardari. Il vero argomento di vendita, però, è la formula della comunità contro quella della proprietà singola: la manutenzione annua si attesta al 4% del prezzo d’acquisto, contro il 10-20% che un armatore sosterrebbe per uno yacht tutto suo. “Il valore della proposta è tutto qui”, osserva Gruber, che evoca l’immagine di club come Fisher Island a Miami o lo Yellowstone Club nel Montana – “ma in mare, viaggiando per il mondo”.

Secondo quanto dichiarato dallo stesso Gruber, le prenotazioni coprono oggi oltre il 55% della superficie residenziale vendibile – la misura che preferisce alle unità, dato che un solo attico si estende su 17.000 piedi quadrati – pari a 47 o 48 dei 122 appartamenti. A questi, sostiene, si aggiungerebbero altri 600 milioni di euro di acquirenti pronti a impegnarsi ora che il contratto è firmato.

Interessante è il ritratto del nuovo residente. Quando The World debuttò nel 2002, la clientela era in larga parte di pensionati; oggi l’età media si abbassa a 51 anni, con famiglie in cui i figli potranno frequentare la scuola di bordo. Gruber attribuisce lo scarto generazionale alla reazione post-pandemia e all’arrivo del Wi-Fi satellitare Starlink, che permette di accogliere chi lavora ancora. La comunità conta una quarantina di nazionalità, con il gruppo più numeroso proveniente dagli Stati Uniti.

Un equipaggio a terra in costruzione

Mentre lo scafo attende ottobre, prende forma anche la struttura societaria. Il quartier generale di Fort Lauderdale conta oggi una dozzina di persone, destinate a diventare una quarantina nell’arco di quattro anni; Gruber è alla ricerca di un direttore operativo – probabilmente dal mondo crocieristico, vista la scala – ed è prossimo ad annunciare il comandante, una figura “relazionale” con oltre tre milioni di miglia di navigazione alle spalle.

L’ordine di Ulyssia arriva peraltro a ridosso della conferma, da parte di Four Seasons Yachts, di una componente residenziale sul suo secondo scafo, in costruzione da Fincantieri e atteso per il 2028. Segno che il confine tra crociera di lusso e residenza galleggiante si fa sempre più sottile – e che, su quel confine, l’asse industriale comincia a muoversi.

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