Un finale al cardiopalma ha premiato Ambrogio Beccaria nella sua prima esperienza in solitaria a bordo di un IMOCA 60. Tra problemi tecnici, immersioni nelle gelide acque del Nord Atlantico e scelte tattiche decisive, il navigatore milanese ha portato “Allagrande Mapei” al successo nella Vendée Arctique, diventando il primo italiano a conquistare una regata in solitario nella classe IMOCA. Ottimo anche il risultato di Francesca Clapcich, che ha chiuso al quinto posto.
Alcune vittorie hanno un significato che va oltre il risultato sportivo. Quella ottenuta da Ambrogio Beccaria alla Vendée Arctique appartiene senza dubbio a questa categoria. Alla sua prima partecipazione in solitaria su un IMOCA 60, il velista milanese ha firmato una prestazione destinata a entrare nella storia della vela oceanica.
Al timone di “Allagrande Mapei”, Beccaria ha affrontato e superato una delle prove più impegnative del calendario offshore, riuscendo a imporsi dopo oltre una settimana di navigazione estrema. Nessun italiano era mai riuscito a vincere una regata in solitario nella classe IMOCA, la categoria regina dell’oceano che vede protagoniste le barche del Vendée Globe. Il successo del navigatore nato nel 1991 rappresenta un segnale importante in vista delle grandi sfide future, a partire dal prossimo giro del mondo in solitario.

Una corsa a ostacoli
Il cammino verso la vittoria è stato tutt’altro che semplice. Fin dalle prime fasi della regata, Beccaria ha dovuto fare i conti con un serio problema all’impianto elettrico di bordo, un inconveniente che avrebbe potuto compromettere l’intera navigazione.
Pochi giorni dopo, al largo della Scozia, è arrivato un altro momento critico: una rete da pesca si è impigliata attorno alla chiglia rallentando drasticamente la barca. Per risolvere il problema, il velista si è immerso più volte nelle acque gelide dell’Atlantico settentrionale, riuscendo a liberare l’imbarcazione ma perdendo circa due ore preziose. Nonostante tutto, è riuscito a restare in contatto con i leader della flotta, continuando la sua avanzata verso le alte latitudini.
La rimonta e la scelta tattica decisiva
Dopo aver superato il Circolo Polare Artico, la situazione è cambiata. Con condizioni più favorevoli alle andature portanti, “Allagrande Mapei” ha iniziato a esprimere tutto il proprio potenziale, permettendo a Beccaria di recuperare progressivamente terreno sui rivali.
La fase decisiva della regata si è però giocata nei pressi delle Isole Britanniche. Mentre molti degli avversari hanno scelto la rotta più diretta attraverso il canale tra Irlanda e Gran Bretagna, il navigatore italiano ha preferito aggirare l’Irlanda da ovest. Una decisione più prudente, pensata per preservare la barca in condizioni particolarmente impegnative, che si è rivelata vincente e gli ha consentito di guadagnare terreno nei confronti dei concorrenti diretti.
Un finale da brividi
Le ultime ore della Vendée Arctique hanno regalato emozioni fino all’ultimo miglio. A rimescolare ulteriormente le carte è stata la penalizzazione inflitta alla francese Élodie Bonafous per l’ingresso in una zona vietata alla navigazione.
Approfittando di una favorevole evoluzione meteo, Beccaria è riuscito a riportarsi a ridosso del britannico Sam Goodchild, dando vita a un serrato duello finale. Nelle ultime miglia verso Les Sables-d’Olonne, ogni scelta tattica e ogni variazione del vento hanno avuto un peso determinante. Alla fine è stato il velista italiano a prevalere, premiato da una gestione impeccabile della fase conclusiva della regata.
Il ricordo di Charlie Dalin
Questa edizione della Vendée Arctique è stata segnata anche da un momento particolarmente doloroso per il mondo della vela: la scomparsa di Charlie Dalin durante i giorni della competizione.
Per Beccaria e per tutti gli skipper impegnati in regata, continuare a navigare e dare il massimo fino all’arrivo ha rappresentato un modo autentico per rendere omaggio a uno dei grandi protagonisti della vela oceanica contemporanea e ai valori sportivi che ha sempre incarnato.
Grande risultato anche per Francesca Clapcich
La straordinaria prova di Ambrogio Beccaria non è stata l’unica soddisfazione per i colori italiani. Anche Francesca Clapcich ha confermato il proprio valore con una prestazione di altissimo livello.
A bordo di “11th Hour Racing”, la velista triestina ha affrontato condizioni meteo particolarmente severe, dimostrando grande solidità e capacità di gestione. Il quinto posto finale rappresenta un risultato importante nel suo percorso di crescita e nel cammino di qualificazione verso il Vendée Globe, oltre a confermare il suo ruolo tra le protagoniste della vela oceanica internazionale.
L’Italia protagonista nella Classe IMOCA
Al termine di oltre 3.100 miglia percorse tra il Golfo di Biscaglia e le latitudini più settentrionali dell’Atlantico, la Vendée Arctique consegna un verdetto chiaro: Ambrogio Beccaria è ormai una realtà consolidata della Classe IMOCA.
La vittoria ottenuta al debutto in una regata in solitaria conferma il valore del progetto “Allagrande Mapei Racing” e dimostra che il team italiano possiede tutte le caratteristiche per puntare ai massimi traguardi della vela oceanica nei prossimi anni. Dopo questa impresa, Beccaria non è più soltanto una promessa: è uno dei nomi da tenere d’occhio nel panorama internazionale dell’offshore.




