Le grandi storie iniziano quasi sempre per caso. Quella di Vilebrequinè iniziata nell’estate del 1971, a un tavolino dello storico Sénéquier, con vista sul porto di Saint-Tropez. Mentre osserva il via vai di barche, fotografi, attori e vacanzieri, Fred Prysquel prende una matita e abbozza su un foglio il disegno di un costume da bagno ispirato ai surfisti californiani. La leggenda narra che volesse fare colpo su Yvette.
È un gesto istintivo, quasi distratto. Ma quello schizzo è destinato a cambiare il beachwear maschile. Da quell’intuizione nasce Vilebrequin, un marchio che in poco più di mezzo secolo trasformerà un semplice costume in un’icona dello stile balneare. Persino il nome racconta la sua storia: in francese significa “albero motore”, un omaggio alla grande passione del fondatore per le automobili sportive e alla voglia di imprimere al marchio la stessa energia che anima un motore appena acceso. O sarebbe meglio dire un motore di idee.
Quel primo costume, battezzato Moorea, aveva già tutto ciò che sarebbe diventato il DNA del marchio. Era più lungo rispetto agli slip aderenti che dominavano le spiagge europee all’inizio degli anni Settanta, ed era realizzato in tessuto spinnaker, lo stesso utilizzato per gli spinnaker delle barche a vela: leggero, resistente e capace di asciugarsi rapidamente. Una scelta rivoluzionaria per l’epoca, che contribuì immediatamente a distinguerlo dalla concorrenza. Da quel momento la crescita di Vilebrequin fu tanto rapida quanto naturale. Sulle spiagge di Saint-Tropez quei costumi colorati iniziarono a conquistare artisti, imprenditori, velisti e celebrità, trasformandosi nel simbolo di uno stile di vita prima ancora che in un capo d’abbigliamento.
Il successo non fu però il risultato di una sola intuizione. A fare la differenza fu la capacità del marchio di evolversi senza mai tradire la propria identità. Se il design ha contribuito a costruire l’identità del marchio, è stata la qualità dei materiali a consolidarne la reputazione. Dietro ogni costume Vilebrequin si nasconde infatti una ricerca quasi maniacale del dettaglio. Il tessuto nasce da un filato di nylon ad alta densità che viene sottoposto a un particolare processo di spazzolatura con abrasivi finissimi. Il risultato sorprende al primo contatto: la superficie assume una consistenza morbida e vellutata, più simile a quella del cotone più pregiato che a una fibra sintetica.
Ottenere una stampa impeccabile su un materiale così sofisticato rappresenta una sfida tecnologica non indifferente. Sono pochissime, infatti, le aziende al mondo in grado di realizzarla mantenendo la precisione richiesta dal marchio. Lo stesso vale per uno dei dettagli che gli appassionati riconoscono a colpo d’occhio: il perfetto allineamento delle fantasie tra il corpo del costume e la tasca posteriore. Un lavoro di assoluta precisione, dove anche uno scostamento di pochi decimi di millimetro è sufficiente a compromettere il risultato finale. La ricerca non si è mai fermata.
Negli ultimi anni Vilebrequin ha continuato a sperimentare materiali sempre più performanti e sostenibili. Tra i progetti più significativi spicca lo sviluppo, in collaborazione con Woolmark, di un innovativo tessuto in lana Merino Super 120 pensato espressamente per l’utilizzo in acqua. Leggerissima, naturalmente termoregolatrice e resistente agli odori anche quando è bagnata, questa fibra amplia ulteriormente il concetto di beachwear, dimostrando come innovazione e tradizione possano convivere in un capo destinato a durare nel tempo.
Lo stesso approccio la stessa visione che hanno contraddistinto ogni singola collezione si esaltano nelle proposte per l’estate 2026. Concepite attorno al claim Surnaturalism hanno nella natura un’inesauribile fonte d’ispirazione. La nuova collezione, reinterpreta il Surrealismo attraverso il filtro luminoso e spensierato di Saint-Tropez, dando vita a un universo nel quale acqua e terra si fondono in un susseguirsi di colori intensi, fantasie oniriche e texture sorprendenti.
Meduse viste ai raggi X, bolle tridimensionali, paesaggi marini immaginari, effetti marmorizzati e fondali corallini trasformano il beachwear in una tela sulla quale la fantasia può esprimersi senza limiti. Accanto alla ricerca estetica, il marchio ha continuato a investire nell’innovazione dei materiali. Debuttano così un nuovo tessuto giapponese microforato, ultraleggero e altamente traspirante per la linea uomo, camicie in ramia dalla mano fresca e naturale, capi femminili con raffinati effetti tridimensionali e il nuovo costume Meno, caratterizzato da una linea più corta e sportiva.
La collezione si completa con una nuova gamma di accessori e con la capsule realizzata insieme al marchio parigino 3.PARADIS, che attraverso paesaggi sospesi e colombe in volo aggiunge una nota poetica all’estate firmata Vilebrequin. L’ultimo capitolo di questo percorso creativo porta la firma di Fabrice Hyber, tra i più autorevoli artisti francesi contemporanei. Pittore, scultore e instancabile sperimentatore, Hyber ha costruito la propria poetica su un universo in continua trasformazione, dove arte, natura e scienza si contaminano dando vita a organismi, paesaggi e forme in costante evoluzione. È proprio questa visione, libera da ogni schema, ad aver ispirato la nuova collaborazione con Vilebrequin.
La collezione inaugura un progetto destinato a svilupparsi nell’arco di tre stagioni, fino alla Cruise e alla Summer 2027, e rappresenta molto più di una semplice capsule. Le stampe sembrano invitare a immergersi in un mondo sospeso tra realtà e immaginazione, dove i pesci si confondono con le piante, le bolle si moltiplicano all’infinito e la natura diventa un organismo in continuo movimento. Un linguaggio visivo che interpreta perfettamente lo spirito giocoso e anticonvenzionale del marchio. Per raccontare questo universo, Vilebrequin ha scelto di ambientare la campagna fotografica proprio nella valle della Vandea dove vive e lavora Fabrice Hyber. Un luogo immerso nella foresta, metà atelier e metà laboratorio naturale, nel quale arte e paesaggio convivono senza soluzione di continuità. Dietro l’obiettivo di Alexandre Guirkinger, questo scenario diventa il prolungamento naturale della collezione, trasformando ogni immagine in un dialogo tra creatività, natura e mare.
La collaborazione con Hyber conferma ancora una volta l’ambizione di Vilebrequin di portare l’arte fuori dai musei e sulle spiagge. «Portare l’arte al mare è sempre stato il nostro sogno. Non abbiamo mai preteso di fare arte, ma di riprodurre quella di Fabrice Hyber nel modo più fedele e rispettoso possibile. Grazie al know-how del nostro Studio e dei nostri atelier siamo riusciti a sviluppare tecniche di stampa capaci di restituire con la massima precisione i colori, i contrasti e la forza espressiva delle opere originali», ha commentato Roland Herlory, CEO del marchio. Una dichiarazione che sintetizza perfettamente la filosofia del brand. Per Vilebrequin il costume da bagno non è semplicemente un capo d’abbigliamento, ma una superficie sulla quale design, artigianalità e cultura visiva si incontrano. Un approccio che, a oltre cinquant’anni dalla nascita continua a distinguere il brand nel panorama del lusso, trasformando ogni collezione in un racconto che va ben oltre la moda.
Matteo Zaccagnino












