C’è un materiale che non compare in nessuna distinta di cantiere, che non ha un peso specifico né un costo al metro quadro, eppure definisce ogni progetto firmato Winch Design: la luce. Nello studio londinese fondato nel 1986 da Andrew e Jane Winch, la luce naturale non è un effetto collaterale delle vetrate, ma il punto di partenza del progetto. È attorno ad essa che si organizzano volumi, percorsi, materiali e proporzioni. Il risultato è una cifra riconoscibile: yacht che non si limitano a galleggiare sull’acqua, ma che sembrano dialogare con essa attraverso riflessi, trasparenze e ombre calibrate.
Una scuola con radici profonde
Andrew Winch si è formato alla corte di Jon Bannenberg, il designer che per primo ha trattato lo yacht come un’opera di architettura totale e non come una semplice imbarcazione di rappresentanza. Da quella lezione Winch ha ereditato un’idea precisa: ogni spazio deve produrre una risposta emotiva, non soltanto visiva. Lo studio la chiama Winch Ethos, una filosofia che punta a creare ambienti equilibrati, luminosi e capaci di sollevare lo spirito di chi li abita.
Quarant’anni dopo, quella bottega specializzata in interni ed esterni di yacht è diventata una delle realtà progettuali più influenti al mondo: oltre 150 tra designer, architetti navali e visualizzatori 3D, con divisioni dedicate ad aviazione, architettura e interni residenziali. L’approccio resta però quello delle origini, radicalmente bespoke e integralmente turn-key: lo studio disegna non solo lo scafo e gli ambienti, ma arriva a selezionare cristalleria, biancheria, opere d’arte e rivestimenti. Nulla è lasciato al caso, perché nulla deve interrompere la coerenza della narrazione luminosa.
Il vetro come manifesto
Se la luce è il materiale, il vetro è lo strumento. Il portfolio dello studio lo dimostra con una progressione quasi programmatica. Excellence, l’80 metri costruito da Abeking & Rasmussen e pluripremiato dalla critica internazionale, è definito da un volume di vetrature esterne senza precedenti per la sua categoria: una prua a specchio che ribalta la grammatica tradizionale del superyacht e trasforma la sovrastruttura in una lanterna galleggiante. Su Dilbar, il colosso Lürssen da 156 metri che detiene il primato mondiale per stazza lorda, la sfida era opposta: portare luce naturale nelle profondità di volumi interni sterminati, dosandola come si dosa un materiale prezioso.
La declinazione più recente di questo linguaggio è Fusion, il concept di 88 metri sviluppato con Feadship, dove un fumaiolo in vetro popolato di vegetazione collega verticalmente i ponti, trasformando un elemento tecnico per definizione opaco in un pozzo di luce abitato dal verde. È l’esatto rovesciamento della logica navale classica: ciò che tradizionalmente nasconde, qui rivela.
Flowform, l’ode agli elementi
Il manifesto più compiuto di questa poetica è però Flowform, il concept velico di 35 metri presentato al Monaco Yacht Show 2025 insieme a Frers Design, autore dell’architettura navale. Gli interni, firmati Winch, sono dichiaratamente un’ode ai tre elementi naturali della vela: acqua, vento e luce. La deckhouse trasparente funziona come un gigantesco lucernario che inonda il salone principale, mentre gli skylight vetrati regalano a chi è sottocoperta una connessione visiva diretta con la manovra delle vele. Persino nella suite armatoriale, un soffitto ispirato al moto ondoso incornicia attraverso un lucernario la vista dell’albero e delle vele: la luce diventa così racconto, non semplice illuminazione.
Sul fronte opposto della scala dimensionale c’è Project Sky, lo sloop di 81 metri sviluppato con Malcolm McKeon Yacht Design e Royal Huisman, destinato a montare l’albero più alto del mondo. Anche qui gli interni, sereni e ispirati alla natura, sono concepiti per la crociera intorno al globo: un’architettura pensata per inseguire la luce a tutte le latitudini.
Dal mare alla terraferma, e poi verso il cielo
La grammatica luminosa di Winch Design non conosce confini di elemento. Alla Kuredhi Residence di Velaa Private Island, alle Maldive, lo studio ha traslato sulla terraferma il proprio linguaggio nautico: toni marini, materiali naturali e una continuità totale tra interno ed esterno che dissolve la soglia della villa come si dissolverebbe il confine tra ponte e mare. Nell’aviazione privata, il refurbishment di un Bombardier Global 6000 ha dimostrato che anche una cabina pressurizzata a diecimila metri di quota può essere trattata come un paesaggio di texture naturali e dettagli ispirati al moto delle onde.
È qui che si misura la vera lezione dello studio londinese: la luce non è una risorsa che si trova, è un’architettura che si costruisce. Che si tratti di una vela, di una villa o di un jet, Winch Design continua a dimostrare che il lusso più raro non si tocca e non si compra a metraggio. Si attraversa, come un raggio di sole attraversa una deckhouse di vetro.





