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Zeus: il superyacht che nel 1991 sembrava arrivare dal futuro

Zeus torna sul mercato dopo quasi dieci anni. Il superyacht da 74,5 metri costruito da Blohm + Voss, varato nel 1991 con il nome di Eco e successivamente ribattezzato Katana, Enigma e infine Zeus, sarà tra gli yacht in mostra al Monaco Yacht Show 2026, dal 23 al 26 settembre.

A 35 anni dal suo varo, il suo ritorno riporta l’attenzione su uno dei design più riconoscibili della sua generazione. Progettato da Martin Francis, Eco si distingueva per un profilo lungo e slanciato e, soprattutto, per i tre livelli di grandi superfici vetrate curve che ancora oggi caratterizzano la sovrastruttura. Dietro quell’immagine c’era però anche un progetto fortemente legato alle prestazioni. Eco doveva essere molto veloce per uno yacht delle sue dimensioni e questo obiettivo influenzò la scelta dei materiali, la propulsione e alcune soluzioni tecniche.

Un profilo fuori dagli schemi

Quando Eco venne consegnato nel 1991, uno degli elementi più insoliti era il disegno della sovrastruttura. Tre livelli di vetrate convesse ne seguono la parte anteriore e creano grandi superfici continue, molto diverse dalle finestre più tradizionali utilizzate su molti yacht dell’epoca. Il vetro diventa così parte del disegno esterno. Le curve delle finestre accompagnano quelle della sovrastruttura e permettono alla luce e al paesaggio di entrare maggiormente negli ambienti. 

Anche la costruzione rispondeva alle esigenze del progetto. Blohm + Voss scelse l’acciaio per lo scafo e la vetroresina per la sovrastruttura. L’acciaio garantiva la robustezza necessaria alla parte immersa e strutturale dello yacht, mentre l’utilizzo di un materiale più leggero nella parte superiore aiutava a contenere il peso. Questa scelta diventava particolarmente importante perché Eco nasceva con un’altra ambizione: raggiungere velocità molto elevate per un motor yacht di 74,5 metri.

Il superyacht Zeus. Foto: Breed Media
Foto: Breed Media

La ricerca della velocità

Per ottenere quelle prestazioni venne sviluppato un sistema di propulsione particolare. Tre waterjet spingono lo yacht espellendo acqua ad alta velocità, al posto delle tradizionali eliche esterne. Il sistema utilizza motori diesel insieme a una turbina a gas, chiamata a fornire maggiore potenza quando necessario.

Il progetto comprendeva anche un hydrofoil, cioè un’appendice sviluppata per contribuire alla stabilità e all’assetto dello yacht durante la navigazione veloce. In pratica, serviva ad aiutare Eco a mantenere un comportamento più controllato mentre aumentava la velocità. È questo il punto più interessante dal punto di vista progettuale. La ricerca delle prestazioni non riguardava soltanto i motori: coinvolgeva il peso, i materiali e il modo in cui lo yacht si comportava sull’acqua.

Gli interni tra spazi aperti e materiali importanti

All’esterno il segno di Martin Francis è immediatamente visibile. Negli interni, il progetto porta la firma di François Zuretti e cambia registro attraverso l’utilizzo di pelle, marmo e granito. Gli ambienti sono ampi e distribuiti sui diversi ponti, ognuno con una funzione differente. Il main saloon, per esempio, è pensato come una grande area conviviale con divani, poltrone, tavolini e bar.

Il superyacht Zeus. Foto: Breed Media
Foto: Breed Media

Particolarmente generosa è l’area dedicata all’armatore. L’intero upper deck ospita la suite armatoriale, accompagnata da una lounge e da una terrazza privata. La zona notte comprende complessivamente sei cabine, mentre a bordo trovano posto anche gli alloggi per 21 membri dell’equipaggio.

Nel 2014 Zeus è stato sottoposto a un importante refit, durante il quale gli interni sono stati aggiornati. Nello stesso periodo è stata completata anche la 20-year special survey del Lloyd’s Register, un controllo approfondito effettuato dall’ente di classificazione per verificare le condizioni dello yacht e dei suoi principali sistemi dopo molti anni di attività.

Ponti che cambiano funzione

Anche gli spazi esterni sono stati organizzati per poter essere utilizzati in modi differenti. Sul main deck, la grande area di poppa può passare dal relax all’attività fisica e ospitare, a seconda delle esigenze, sessioni di yoga, allenamenti o altre attività sportive.

Sul ponte armatoriale l’atmosfera diventa invece più raccolta. Il salone comunica direttamente con la terrazza attraverso grandi porte vetrate e anche la zona pranzo può adattarsi al numero degli ospiti: due tavoli separati possono essere uniti per creare un’unica tavola più grande all’aperto.

Nella parte più alta dello yacht si trova infine il cosiddetto “panodeck”, un ponte caratterizzato da un ulteriore salone e da una palestra. La successione degli ambienti permette quindi di scegliere tra spazi più conviviali, zone dedicate all’attività fisica e aree maggiormente private senza concentrare tutte le funzioni sullo stesso livello.

Il superyacht Zeus. Foto: Breed Media
Foto: Breed Media

Da Eco a Zeus

In 35 anni lo yacht ha attraversato diverse fasi della propria storia. Varato come Eco, è stato successivamente chiamato Katana, Enigma e infine Zeus. Sono cambiati nomi, proprietari e alcuni ambienti, mentre il progetto originario è rimasto chiaramente leggibile.

Il ritorno sul mercato arriva ora con una nuova joint central agency affidata a Royal Yacht International, IYC e Merle Wood & Associates e con una richiesta di 77 milioni di euro. Pochi giorni dopo l’annuncio, Zeus sarà esposto al Monaco Yacht Show. La presenza a Port Hercule offrirà quindi l’occasione di osservare da vicino un superyacht nato nel 1991 accanto ai progetti presentati nel 2026.

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