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Ore 10 Calma Piatta

Una delle espressioni più significative dello yachting moderno. Ecco i segreti di Stormvogel, protagonista del famoso film con Nicole Kidman

DEAD CALMAncora oggi quando la vedo ormeggiata in banchina, immobile, fissata alle potenti cime d’ormeggio, continuo ad osservarla, a scrutarne i segreti, i dettagli, i particolari e tutto ciò che Stormvogel, classe 1961, permette di far scoprire a chi la guarda da fuori. Anticonformista, anarchica, innovativa, spregiudicata, elegante, aggressiva. Questi sono i primi aggettivi che mi sono venuti in mente la prima volta che ho visto e messo piede a bordo di Stormvogel; oggi, indubbiamente, una delle icone più significative dello yachting moderno.

La poppa che scende violentemente verticale sull’acqua, lo slancio di prua deciso e potente, enormi winch nel pozzetto di mezzana. Una coperta, che oggi verrebbe chiamata flush deck, di un colore azzurro pastello, irriverente alle mode, ma chiaramente mirata alla sostanza delle cose. Sì, perchè Stormvogel è schietta, una barca nata senza fronzoli, nata per navigare e per farlo nel modo più veloce possibile.

Uno splendido ketch bermudiano di 23 metri che ha preso vita per volontà di chi in mare naviga veramente e disegnata dalle matite più importanti e innovative degli anni ‘60. Il primo armatore, colui che commissionò la barca, è Cornelius Bruynzeel, inventore del compensato marino. Decise che per il suo sessantesimo compleanno doveva regalarsi uno yacht fuori dagli schemi e ideale per vincere in tempo reale le più importanti regate d’altura. Le sue linee guida erano quindi semplici ed essenziali: doveva essere veloce, comoda e innovativa. Presentò l’idea a diversi designer, tra cui anche Olin Stephens che, da come si narra, rifiutò per paura di incappare in un flop colossale. Sposarono l’ambizioso progetto invece E.G. Van de Stadt e Laurent Giles e così, dopo circa due anni di lavoro, arrivò il 1961, anno in cui Stormvogel toccò per la prima volta l’acqua, in Sud Africa, a Cape Town, punto d’incontro tra due oceani, quasi a testimoniare l’ambiente naturale di Stormvogel.

Neanche un paio di mesi e “Storm” è già sulla linea di partenza del Fastnet: al timone Sir Chichester, in equipaggio l’armatore e molti dei partecipanti al progetto tra cui Micheal Trimming, grande navigatore che recentemente è tornato a bordo per alcune regate nel mediterraneo.

Manco a dirlo, vince la Line of Honours. Ed è solo l’inizio. Stormvogel macina miglia e miglia, nel ‘62 vince alla Buenos Aires to Rio (stabilendo il record, oggi migliorato di sole 20 ore circa), vince alla Middle Sea Race (‘68 – ‘69) definendo uno dei record più longevi e molte altre sono le regate che lo vedono protagonista.

Stormvogel è una barca di cui si capisce subito l’importanza, dalle immagini pubblicate sui libri, con tutte le vele a riva, incurante delle onde e del forte vento, trasmette immediatamente le migliaia di miglia macinate in 40 anni di vita.

Dopo 20 anni di regate senza tregua Stormvogel inizia una seconda giovinezza con un nuovo armatore, che la custodisce come un gioiello e che le permette di regatare in un tutto il mondo e di trascorrere in crociera veleggiate nei mari più belli. Negli anni ‘80 si trova nel Pacifico, arriva a Sidney, al Cruising Yacht Club of Australia, dopo una navigazione tra Whitsunday Islands e Great Barrier Reef sull’East Coast dell’Australia.

A quel tempo Kennedy Miller si aggirava tra le banchine del porto di Sidney. Lui era un giovane produttore e insieme alla sua troupe stava cercando una barca grande, particolare e come la definiva lui, molto British. Doveva essere protagonista per un film. Quando vede Stormvogel è subito deciso: sarà lei a ospitare una giovane Nicole Kidman per le riprese di “Dead Calm” o meglio “Ore 10 calma piatta”.

Stormvogel è perfetta per lo shooting per l’organizzazione degli spazi interni e di coperta. Della barca originale viene ricostruito negli studi solo una parte della dinette. Viene infatti ricreato, per motivi di ripresa, il tavolo da carteggio, che in realtà si trova in prossimità del pozzetto, all’ingresso, sotto la piccola deckhouse. Come racconta Graeme Henry, l’attuale comandante e colui che più di tutti l’ha vissuta, Stormvogel non è praticamente cambiata dai giorni del film. è stata eliminata solamente la delfiniera, perchè non originale come da progetto di Van der Stadt e sono stati riportati all’essenza naturale i colori delle paratie delle cabine. Oggi Stormvogel è nelle mani dello stesso armatore del periodo del film. Con lei ha navigato in tutto il mondo, in tutti mari, rimanendo particolarmente legato alla Tailandia, dove per anni ha fatto base, sia per la crociera, sia per partecipare alle regate nell’Oceano Indiano. Da poco è tornata in Italia, per partecipare alle regate del Circuito Panerai, ma già sente la voglia di partire, per lunghe navigazioni, in oceano.

 

 

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