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Baglietto Club M

Cosa succede quando un armatore esperto e visionario trova un designer capace di dare forma ai suoi sogni, un architetto che trasforma gli interni in un capolavoro e un cantiere disposto a costruire il tutto? Di solito, quando queste quattro variabili si incontrano (e capita raramente) nasce uno yacht che diventa una pietra miliare nella storia dello yacht design. Proprio come è successo con Club M, il 40 metri costruito da Baglietto con esterni firmati Horacio Bozzo e interni di Achille Salvagni. Un trio da cui difficilmente sarebbe potuto nascere qualcosa di ordinario.

©courtesy Baglietto

Tanto per dare un’idea della cura con cui questo progetto è nato è utile dire che l’armatore ci ha messo tre anni (tre!) a scegliere i designer e il cantiere cui far costruire la barca dei suoi sogni. Il risultato di tanta meticolosità è sotto gli occhi di tutti. Club M è infatti uno di quegli scafi che, visti una volta, non si dimenticano. Costruito su una piattaforma navale realizzata ad hoc, lo yacht si distingue per le linee decise e inusuali che rivoluzionano l’idea stessa di imbarcazione RPH. 

©Petrignani

A detta dello stesso armatore, già proprietario di molti yacht (nessuno custom), il feeling con Bozzo è stato immediato grazie anche alla capacità del designer italo-argentino di realizzare progetti fuori dal coro. «L’armatore ha dato un brief estremamente preciso», spiega Horacio Bozzo. «Ha chiesto una barca che potesse essere utilizzata con qualsiasi condizione meteo, che assicurasse una vista panoramica e avesse ventilazione e illuminazione interne naturali. Doveva poi essere silenziosa e senza saliscendi tra prua e poppa. Il tutto racchiuso in uno yacht dalle linee pulite ed essenziali».

©Paolo Petrignani

Detto fatto, Bozzo ha tirato fuori dal cilindro uno scafo di 39,75 metri che è un vero capolavoro. Caratterizzato da un’allure sportiva, si sviluppa su linee orizzontali importanti che, grazie a un’altezza ridotta, ai soli due ponti su cui è articolato e alla tuga centrale contenuta, annullano le linee verticali e donano all’insieme una sensazione di potenza e di grande eleganza. «Per volere dell’armatore lo scafo ha soltanto due ponti più il sundeck», spiega Horacio Bozzo. «Quest’ultimo si sviluppa su un unico livello e dispone di ampi passavanti laterali che collegano prua e poppa e persino di una scala a scomparsa che, all’occorrenza, può collegare il main deck con il lower deck evitando il passaggio da poppa».

©Paolo Petrignani

In mezzo, una tuga ospita la timoneria e una zona living dotata di finestrature apribili singolarmente. A prua della tuga è stata ricavata un’area con divani e tavolini, mentre a poppa ci sono bar e zona relax. «Tra le cose inusuali di questa barca c’è anche la zona relax open air dedicata esclusivamente all’equipaggio che l’armatore ha voluto incassata all’estrema prua. Una rarità su yacht di qualunque dimensione», spiega ancora Bozzo.

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Ma se gli esterni di Club M sono sicuramente di quelli che non si scordano, il vero capolavoro di questa barca sono gli interni firmati da Achille Salvagni che li ha condivisi con l’armatore, che ha una solida esperienza nel mondo del real estate.

Petrignani

Appena saliti a bordo si viene colpiti da mille richiami, nessuno dei quali nettamente definito, ma tutti chiaramente sussurrati. Ci sono suggestioni lunari, altre che sembrano rimandare alle atmosfere di 2001 Odiseea nello spazio (Kubrik incluso) o alla navicella di Star Trek. Le superfici sono curve, morbide, accoglienti. E quindi terribilmente complesse da realizzare.

«Club M è senza dubbio una barca ricercata e con forme diverse da quelle che ti aspetteresti», spiega Achille Salvagni, «per gli interni mi sono ispirato ai romanzi di Jules Verne. Durante una conversazione l’armatore mi aveva infatti raccontato di quanto desiderasse una barca che fosse il suo modo per evadere dalla quotidianità, una navicella in cui rifugiarsi e staccare dal mondo. E io l’ho preso in parola. Ho creato forme aeronautiche rivisitate con linguaggio nautico che garantissero un grande rigore del segno e fossero un mix tra il futuro immaginario e le grandi memorie del passato in modo da creare quella tensione che rende sempre attuali le cose». 

Gli interni sono quindi un susseguirsi di forme che avvolgono, accompagnano, proteggono. E che, trattandosi di un’opera di Salvagni, sono realizzate con materiali a dir poco inconsueti per uno yacht e per di più lavorati con una precisione maniacale.

©Paolo Petrignani

Giusto per dare un’idea, gli armadi sono ricoperti in pergamena e per la loro realizzazione Salvagni si è avvalso della collaborazione di un maestro artigiano che aveva lavorato con Giò Ponti. Le superfici sembrano tutte scolpite dai flussi di acqua e vento e seppur semplici a prima vista, sono talmente complesse da aver richiesto l’esperienza di maestri ebanisti.

©Paolo Petrignani

A bordo di Club M si è per esempio sperimentato il raccordo curvo tra cielino e parete che, là dove due pareti e il cielino si incontrano, crea al posto del classico angolo a spigolo, una forma a quarto di sfera. Tutt’altro che semplice da realizzare in legno. Ma che non è nulla in confronto alla suite armatoriale che Salvagni ha pensato come il rifugio per eccellenza, come un accogliente grembo materno. Un luogo che grazie alle sue forme accoglie, rasserena e coccola. Ma anche una sfida incredibile per il cantiere se si considerano le sue rotondità e il cielino convesso. 

©Paolo Petrignani

«Achille Salvagni è un architetto che ha richieste sfidanti», ha spiegato Fabio Ermetto, Chief Commercial Officer di Baglietto. «Ed è proprio per questo che il nostro team è stato felice di lavorare con lui, perché mettersi alla prova è sempre stimolante». Club M, è una barca estremamente complessa. La lunghezza limitata è stata una scelta di comodo dell’armatore che voleva navigare in libertà, non certo una scelta economica, come si evince dal livello degli interni e dalla definizione dei particolari.

©Paolo Petrignani

«Club M è una barca decisamente impegnativa in termini costruttivi, sia per gli interni sia per gli esterni. Uno yacht con dettagli complessi che richiedono studi approfonditi. E su una barca così», continua Ermetto, «non ci si può permettere di non essere precisi o di sbagliare. Per noi è stata una sfida straordinaria, ma anche una conferma del fatto che l’alluminio, che fa parte del nostro DNA, è il materiale ideale per gli scafi full custom, un settore su cui stiamo puntando molto e nel quale abbiamo appena dimostrato di avere parecchie carte da giocare». Club M è stata quindi una sfida su molti livelli. Una sfida vinta per tutti, che, non a caso, in luglio ha trionfato con i suoi interni ai Boat Design & Innovation Awards 2021 e in settembre anche ai World Superyacht Award.

**Per un errore della redazione nella versione cartacea del magazine è stato dimenticato il credito alle foto di Club M. Tutte le foto degli interni sono di Paolo Petrignani. Ce ne scusiamo con i lettori e con Paolo stesso.

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