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Zuccon International Project

Quarantaquattro è un numero palindromo e, come tale, reversibile e bifronte. Ma quarantaquattro sono anche gli anni della Zuccon International Project (Zip per gli amici), lo studio romano di architettura che nell’ultimo lustro è diventato anche lui reversibile e bifronte come i suoi anni. Perché l’esperienza, la passione e la genialità dei due fondatori, Gianni Zuccon e sua moglie Paola Galeazzi, sono passati ai figli Martina e Bernardo, oggi alla guida dello studio coadiuvati naturalmente dai genitori.

Bernardo (left) e Gianni Zuccon (1)

Fondato nel 1972 lo Zip comincia la sua avventura nella nautica nel 1976, vincendo il concorso bandito dai Cantieri Posillipo per uno scafo di 18 metri. Nasce il Technema 65, il primo di una lunga serie di progetti che hanno portato lo studio a diventare una delle eccellenze della natica italiana.

I fondatori dello Studio Zuccon International Project_Gianni Zuccon e la moglie Paola Galeazzi

Lo Zip diventa poi il tratto distintivo del Gruppo Ferretti per il quale progetta i Ferretti 690 e 870, la serie Maestro di Aprea, i long range di Mochi e i fisherman di Bertram. Poi, nel 1996, con Custom Line prima e CRN dopo entra nel mondo dei megayacht. Nascono barche come Darling Danama, Ability e Blu Eyes. Nel 2013 viene fondata la Zuccon SuperYacht Design che, sotto la direzione di Martina e Bernardo, progetta i bellissimi J’Ade di 60 metri e Chopi Chopi di 80. Attualmente è in fase di realizzazione un 74 metri, mentre all’ultimo Salone di Monaco sono stati presentati i tre 50 metri che sono la summa della tradizione di famiglia e della voglia di sperimentazione di Bernardo e Martina.

La nuova generazione dello Studio Zuccon International Project. I figli dei fondatori, Bernardo e Martina Zuccon

Il primo ha preso dal padre ed è la mente caotico-creativa dello studio, mentre Martina ha ereditato precisione e metodo dalla madre e, oltre alla parte creativa, si occupa anche dell’aspetto organizzativo e amministrativo.

Ma dietro tutti questi successi, dietro la moltitudine di premi vinti non c’è solo uno studio di architettura; ci sono una filosofia e un approccio alla vita che sono i veri atout dello Zip. Qui non si lavora a un progetto, si lavora per dar corpo ai sogni del committente che, giusto per essere coerenti, viene chiamato il “Principe”.

«Mio padre è un grande appassionato di storia» spiega Martina, «e nel leggere dello stretto rapporto che legava il Faraone al suo architetto, visto come colui che gli permetteva di dar corpo ai sogni, si è immedesimato nella parte».

In questo studio forma e design non sono visti come l’espressione dell’ego dell’architetto, ma come uno strumento che permette all’uomo di vivere meglio.

«Le barche non devono essere considerate oggetti» racconta Bernardo, «sono spazi e come tali vanno adeguati alla personalità e ai desideri di chi ci vivrà. Meglio lasciar perdere le opere d’arte autocelebrative, e pensare a yacht che rappresentino il giusto equilibrio tra forma e funzione per consentire al Principe di vivere al meglio».

Bernardo e Martina Zuccon 2

Purtroppo, soprattutto nel mondo dei megayacht, l’innovazione è spesso in contrasto con le richieste del mercato.

«Pur essendo un tradizionalista, io amo sperimentare» spiega ancora Bernardo, «ma trovare idee nuove che non si scontrino con le richieste di armatori e marketing non è semplice. Tutti vogliono yacht facilmente rivendibili. Sono pochi i Principi disposti a rischiare pur di avere uno scafo innovativo, non tanto come linee quanto come filosofia, ma quando capita per noi architetti è il massimo ed è il momento in cui il Principe si trasforma in un vero Faraone».

CRNexpedition50_exterior

La lungimiranza qualche volta premia. Ed è quello che è successo con i progetti presentati a Montecarlo.«In origine doveva esserci solo il Dislopen» spiega Bernardo, «ma io era tanto che avevo voglia di disegnare un expedition yacht, così ho pensato di sfruttare la chiglia del primo per realizzare anche uno yacht per viaggi più estremi. Il risultato mi è piaciuto e ne parlai a Lamberto Tacoli (allora presidente e AD di CRN, ndr) che si entusiasmó a tal punto da volerne realizzare anche un terzo: Teseo e Superconero sono nati così».

Superconero profile 2

Ma la lungimiranza di Martina e Bernardo non si ferma ai progetti, va decisamente oltre e prevede anche una nuova sede che la dice lunga sulla filosofia e gli ideali che animano questi due giovani architetti. Si tratta di una grande villa nel quartiere di Monte Mario a Roma circondata da un parco. «L’idea è quella di migliorare la qualità della vita di chi lavora con noi e anche dei nostri clienti» spiega Martina. «Ci piace pensare a un luogo dove la gente non solo lavori, ma viva in serenità. Una sede di lavoro immersa nel verde, con piscina, percorso vita e persino un ristorante a chilometro zero dove si cucinino i prodotti cresciuti in loco. Una sorta di buen retiro dove lavorare sui progetti insieme ai nostri Principi in mezzo alla natura. Siamo sicuri che le idee ne trarranno grande beneficio».

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