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Philippe Briand: prima di tutto la sostenibilità

Non solo riduzione dei consumi, ma una nuova filosofia progettuale. Per Philippe Briand non è mai troppo tardi per creare il futuro
«Vogliamo lavorare al fianco degli armatori per creare la macchina perfetta a energia rinnovabile, utilizzando l’energia di vento, acqua e sole per gestire lo yacht e offrire un’esperienza  di pace a bordo e di esplorazione del mare che siano davvero eccezionali». 

Così Briand, architetto navale e designer, spiega l’obiettivo di tre suoi nuovi concept che vanno ad arricchire il portfolio di uno dei più grandi protagonisti del mondo dei superyacht. Suo per esempio nel motore il concept della linea Vitruvius, mentre nel mondo della vela, del quale Briand si autodefinisce un purista, troviamo America’s Cup Class, un lunghissimo elenco di racer e cruiser di ogni dimensione e superyacht come il ketch Vertigo, 67 metri di Alloy Yachts, o Sybaris, 70 metri di Perini Navi. 

Progetti questi ultimi il cui sviluppo, specie per quanto riguarda alberi in carbonio e attrezzature, hanno influito sui concept di un ketch di 300 piedi, di uno sloop di 200 e di uno schooner di 60 metri. Tutti superyacht all’insegna della sostenibilità che s’inseriscono in una più ampia visione di come si svilupperà la progettazione. Per Briand, infatti, la cosiddetta «svolta green», anche alla luce di quelli che saranno gli scenari ancora tutti da scoprire del dopo-Covid 19, è dettata non solo dalla necessità di ridurre le emissioni fossili utilizzando fonti di energia rinnovabili, ma dall’imperativo di inserire anche il mondo dei grandi yacht in un circuito virtuoso. Da questo è nata la Water Revolution Foundation. A Philippe Briand, che è tra i fondatori, abbiamo chiesto di questa iniziativa e qual è la sua visione progettuale per il futuro.

Philippe Briand SY200 sloop

In un momento difficile come questo a livello globale pensare alla sostenibilità è un obbligo. Cosa che lei per altro fa da tempo, essendo tra i fondatori della Water Revolution Foundation. Ci può spiegare di che si tratta?
La nostra industria fa parte del nostro mondo! E ha il dovere di essere un esempio per tutti. Abbiamo clienti facoltosi che si affidano a noi per creare superyacht perfetti, ma che abbiano anche il minimo impatto possibile su mare e ambiente. Water Revolution ricorda al settore che questo aspetto è fondamentale ed è la ragione per cui abbiamo come partner i cantieri e i professionisti più qualificati che si possano desiderare.

Parlando sempre di Water Revolution Foundation che ha due anni e si rivolge al mondo dei super yacht,  quali sono stati i risultati conseguiti finora?
Nel 2019 ci siamo occupati del recupero dei fondi. Adesso WFR ha risorse sufficienti per darsi la visibilità necessaria e iniziare a lavorare. Siamo partiti con l’analisi dello stato del settore. Per farlo abbiamo creato un software, lo YAT (Yacht Assessment Tool, ndr) per calcolare l’impatto ambientale, tutte le emissioni di gas a effetto serra derivanti dalla costruzione di Najiba (50 metri di Feadship, ndr), il progetto del nostro studio che è diventato il testimonial dell’associazione. Abbiamo poi usato ulteriori tool ottimizzati per calcolare l’impatto sull’ambiente di altri yacht in 20 anni di vita. Altri membri del WRF stanno proseguendo i calcoli per altri superyacht.

Il 50 metri Najiba sottoposto al Yacht Assessment Tool.

E quali gli obiettivi che per lei il mondo dei super yacht deve porsi in prospettiva per il dopo-emergenza?
È giusto, siamo in una post-emergenza, ma non è mai troppo tardi per creare il futuro. Come designer che vogliono far progredire il settore questo dovrebbe essere il nostro compito. Credo sia arrivato il momento di darsi da fare. Per esempio, per definire un comune obiettivo per la riduzione della futura impronta ambientale dei superyacht. Un obiettivo che potrebbe richiedere specifiche attività R&D sulle fonti di energia oggi più usate e probabilmente condurrà all’uso di un’energia alternativa.

Philippe Briand SY200 sloop

Ha parlato di «lateral thinking». Da dove deriva e cosa intende con questo concetto? Ed è relativo alla sola progettazione?
Questo riguarda l’industria dei superyacht a vela. Oggi questo settore è guidato da grandi appassionati, cantieri navali, architetti navali, consulenti, tutti provenienti dal mondo delle regate. Per oltre 40 anni tutti noi abbiamo sviluppato barche straordinariamente sofisticate per vincere le regate. Sono orgoglioso di far parte del mondo delle regate. Ma oggi quel mondo è diventato molto piccolo. E i costi sempre elevatissimi. Quindi suggerisco di rimodulare le aspirazioni. Uno yacht a vela è potenzialmente la migliore macchina a vento che si possa immaginare, ed è in grado di creare essa stessa energia. Nuovi obiettivi, nuove sfide, una nuova leale competizione sulla sostenibilità, mantenendo l’essenziale, con un ricercato equilibrio e assaporando ogni minuto a bordo circondato da ciò che questo pianeta ha da offrire. Questo dovrebbe essere la vela. Non una gara o un’opportunità commerciale. Questo è il lateral thinking che mi piace proporre al nuovo armatore.

Philippe Briand SY200 sloop

Lei opera nel mondo dei grandi yacht custom a motore e a vela, ma anche nel mondo della produzione di serie. Come cambia, se cambia, l’approccio ai temi che tendono alla sostenibilità in settori così diversi?
Il motivo per cui il mio studio opera in diversi settori è che credo che gli ingredienti del design nel caso di uno yacht di successo siano gli stessi. Sta a noi, poi, bilanciarli in modo da progettare uno yacht all’avanguardia. Considero la sostenibilità come uno dei punti focali su cui concentrare il proprio lavoro, indipendentemente dalle misure dello yacht. Per esempio è importante ottimizzare le linee dello scafo su uno yacht a vela o a motore per migliorarne l’efficienza e oggi tutti i nostri progetti sono in qualche modo legati alle energie rinnovabili. Ma credo che il parametro più importante potrebbe arrivare a lavoro finito, progettando la migliore barca conforme alle richieste e allo stile di vita del nostro cliente. Non spingendolo a costruirne una più grande, come l’industria ha fatto troppe volte. In questo caso progettare per la produzione di serie è la migliore scuola per imparare a ottimizzare!

Philippe Briand Green 60m Adaptive Wing

La sostenibilità è legata alle dimensioni dello yacht o può essere un obiettivo generale?
L’impatto è direttamente correlato alle dimensioni, ed è anche esponenziale.

Philippe Briand SY200 sloop

Due suoi concept fanno della sostenibilità, specie dell’autosufficienza energetica, il loro tratto comune: il SY300 e il SY200 e l’Adaptive Wing Schooner. Da dove nascono i due concept e quali le loro caratteristiche?
Sono l’emanazione del medesimo spirito. A differenziarli è solo il rig scelto.  E in questo momento credo che il più utilizzabile sia lo sloop, che garantisce le migliori prestazioni in tutte le condizioni. Ma penso che 250 piedi per uno sloop sia la massima lunghezza raggiungibile, per manovre e tecnologia disponibile. Oltre (250 ft, ndr) potremmo tornare alla tradizionale divisione della velatura, e quindi al ketch. Per qualcosa di più grande di 300 piedi, dovremmo considerare un Dyna rig.

gli schemi operativi degli idrogeneratori/propulsori installati su SY300 e SY200

Un altro elemento comune è la prua rovesciata. Quali i motivi della scelta e cos’altro hanno in comune quanto a ingegneria navale? 
Sicuramente la prua verticale è la più efficiente. Se asi accetta di perdere un po’ di lunghezza in coperta, è possibile avere una prua rovesciata che aggiunge l’aggressivo «sex appeal» nato da quando le barche di America’s Cup hanno promosso questo look. Ma non è un aspetto sostanziale. Entrambi i progetti hanno design simili. Sono differenti per dimensioni e per ciò che questo consente: i tre ponti sul 300 piedi rispetto al ponte e mezzo sul 200.

Gli schemi operativi degli idrogeneratori/propulsori installati su SY300 e SY200

Le soluzioni adottate per questi concept sono trasferibili anche su yacht più piccoli?
Sì, stiamo sviluppando quei progetti come un «concept» automobilistico per testare il mercato e anche per stimolarci. E vedo già applicazioni per un futuro progetto più piccolo, un 40 metri.

Il futuro imporrà cambiamenti, non solo nei superyacht. Quali gli elementi su cui tutti gli stakeholder dello yachting dovranno impegnasi? E quali quelli che la vedranno impegnata in prima persona?
Nel progresso, ecco perché esiste l’industria. A essere sincero, penso che il cambiamento che ci aspetta sia enormi. Forse il più grande di sempre. Come designer lo trovo estremamente motivante! Riguarda soprattutto l’energia utilizzata durante la vita a bordo, che è la parte su cui possiamo intervenire. Dobbiamo considerare i consumi durante tutto l’anno poiché uno yacht dovrebbe essere considerato come un hotel di lusso, che deve essere autonomo tutto l’anno e non solo quando i proprietari sono a bordo, poiché questo numero di giorni è solo una piccola porzione del profilo operativo dello yacht.

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